Big Hero 6 locandina

Big Hero 6

Big Hero 6 è un film d’animazione del 2014 ispirato dall’omonimo fumetto Marvel. Diretto da Don Hall e Chris Williams, ha vinto l’Oscar come miglior film d’animazione ai premi Oscar 2015.


 

Trama

Il protagonista è Hiro Hamada, un quattordicenne che vive nell’immaginaria città di San Fransokyo, estremamente tecnologica.
Una sera, Hiro partecipa e vince un bot duello, ovvero un incontro clandestino durante il quale si fanno combattere robot costruiti dai partecipanti. I rivali, non contenti della sconfitta, decidono di attaccarlo, capitanati da Yama, il campione locale.
Hiro riesce a fuggire grazie all’aiuto del fratello, Tadashi, ma vengono tutti fermati e arrestati a causa dei bot duelli. I due fratelli vengono rilasciati e, una volta a casa, Tadashi decide di portare il talentuoso fratello al San Fransokyo Institute of Technology per presentarlo ai suoi colleghi. In questa occasione, Hiro fa la conoscenza di Baymax, un robot che il fratello aveva programmato per fornire assistenza medica (fisica e mentale) finché il paziente non fosse stato soddisfatto.
Hiro decide di partecipare alla serata d’ammissione dell’istituto, presentando il suo progetto; si tratta di minuscoli robot programmati per obbedire alle istruzioni telepatiche di chi indossa lo strumento di controllo, e hanno la capacità di aggregarsi in modo da assumere qualsiasi tipo di forma.
Non solo Hiro viene ammesso all’istituto, ma riceve un’offerta da parte dell’imprenditore Alistair Krei, che vorrebbe comprare i suoi robot. Immediatamente dopo, però, scoppia un incendio, nel quale perde la vita Tadashi.
A causa della morte del fratello, Hiro cade in depressione e si isola per settimane. Durante questo periodo di tempo, attiva accidentalmente Baymax, con il quale trova uno dei microbot che era rimasto nella tasca della giacca di Hiro dopo l’incendio.
Quando il ragazzo nota che il robot è ancora attivo s’insospettisce, poiché con l’incendio il trasmettitore neurale è stato distrutto e i bot non dovrebbero più funzionare, e decide d’indagare. Insieme a Baymax arriva quindi in un capannone abbandonato, dove scopre che qualcuno sta creando altri microbot; si tratta di Yokai, un individuo misterioso che si nasconde dietro ad una maschera kabuki.
Insieme ai colleghi di Tadashi, Hiro scopre che Alistair Krei aveva finanziato un progetto di nome Rondine Silente; si tratta di un portale che teletrasporta veicoli che, mentre veniva collaudato, aveva avuto un’avaria, intrappolando la pilota che stava effettuando i test al suo interno.
Nonostante Hiro e i suoi nuovi amici credano che l’individuo mascherato sia proprio Krei, Yokai si rivela invece essere il professor Robert Callaghan, che si è salvato dall’incendio utilizzando i microbot di Hiro e lasciando morire Tadashi.
Furioso, Hiro decide di togliere il chip sanitario di Baymax per lasciare quello da combattimento, ma viene fermato prima dai suoi amici, poi dalla visione di un video registrato da Tadashi mentre creava Baymax. Hiro capisce che vendicarsi della morte del fratello non è la strada giusta, dopodiché grazie ai suoi amici scopre che la pilota intrappolata nel portale è Abigail, figlia di Callaghan. Quest’ultimo voleva infatti vendicarsi dell’imprenditore che aveva causato la morte della figlia, ricostruendo il portale per spedirci l’intera azienda.
Hiro e i suoi amici cominciano quindi a smantellare gli aggregati di microbot, lanciando gli stessi robot nel portale, finché Callaghan non perde potenza e diventa inoffensivo; verrà quindi arrestato e portato via.
Baymax percepisce la presenza di qualcuno nel portale; si tratta proprio di Abigail. Il robot e Hiro entrano quindi nel portale per salvarla ma, durante il ritorno, Baymax si sacrifica per salvare Hiro e la ragazza, restando intrappolato nel portale.
Tempo dopo, Hiro, che è iscritto all’Istituto di Tecnologia di San Fransokyo, trova il chip sanitario di Baymax, che contiene la sua programmazione e i suoi ricordi; decide quindi di ricostruirlo, dopodiché si ricongiunge ai suoi compagni di lotta, creando i Big Hero 6.

 

 

Personaggi principali

Nel caso di Big Hero 6 è difficile recensire la performance degli attori, in quanto essendo un film d’animazione gli attori si sono limitati a prestare la voce ai personaggi. Andremo quindi a riassumere semplicemente la caratterizzazione dei personaggi presenti nel film, accompagnati dal nome di chi ha prestato loro la voce in lingua originale e in italiano.

Hiro Hamada, doppiato in inglese da Ryan Potter e in italiano da Arturo Valli, è il protagonista della pellicola. È basato su Hiro Takachiho, personaggio dei fumetti Marvel. Hiro è un ragazzo molto intelligente e dotato, in grado di creare i più svariati robot a soli quattordici anni.

Baymax, doppiato in lingua originale da Scott Adsit e in italiano da Flavio Insinna, è il robot-infermiere progettato e costruito dal fratello di Hiro. Il suo scopo è quello di prendersi cura di qualsiasi tipo di paziente, qualsiasi tipo di problema abbia. Grazie alle modifiche di Hiro, Baymax diventa anche un supereroe ed entra a far parte dei Big Hero 6.

Tadashi Hamada è il fratello maggiore di Hiro e l’inventore di Baymax. Poco dopo l’inizio del film Tadashi muore nel tentativo di salvare Callaghan. Onesto, gentile e intelligente, è un’ispirazione per il fratello, che infatti resta sconvolto dalla sua morte. In inglese è doppiato da Daniel Henney, mentre in italiano la voce è di Stefano Crescentini.

GoGo Tomago è coraggiosa, atletica e leale, ma introversa. Il suo punto forte è il sarcasmo e adora le gomme da masticare. È un’esperta di biciclette, pattini, ruote e dischi, cosa che si può notare anche dalla sua tuta da supereroina. In inglese la sua voce è di Jamie Chung, mentre in italiano di Rossa Caputo.

Wasabi non ha superpoteri, ma la sua passione per i laser e la sua intelligenza gli permettono di essere un bravo combattente. È molto apprezzato dagli altri membri dei Big Hero 6 per la sua compulsione nel riordinare. In inglese viene doppiato da Damon Wayans Jr, mentre in italiano da Davide Perino.

Honey Lemon è un’esperta di chimica sin da bambina. Ottimista, allegra e spensierata, contagia gli altri membri con la sua energia. In lingua originale viene doppiata da Génesis Rodrìguez, mentre in italiano la sua voce è di Ludovica Bebi.

Fred è figlio di due genitori molto ricchi, anche se all’inizio nessuno sospetta nulla. Amante dei fumetti e di qualsiasi cosa si possa considerare da “nerd”, ha un senso dell’umorismo tutto suo ed è molto estroverso. In lingua originale viene doppiato da T.J. Miller, mentre in italiano da Simone Crisari.

Il Professor Robert Callaghan è il direttore del laboratorio dell’università tecnologica di San Fransokyo e mentore di Tadashi. Tuttavia, è anche l’antagonista con l’alias di Yokai; nel corso del film, tenterà di vendicarsi della scomparsa di sua figlia. In inglese la sua voce è di James Cromwell, mentre in italiano è di Edoardo Siravo.

Cass Hamada è la zia e tutrice di Hiro e Tadashi, oltre che la gestrice di una caffetteria. Si prende cura di Hiro e suo fratello poiché i loro genitori sono morti quando erano ancora piccoli. In inglese è doppiata da Maya Rudolph, mentre in italiano da Virginia Raffaele.

Alistair Krei è un imprenditore che non si fa scrupoli nello sfruttare la tecnologia per guadagnare quanto più possibile. È a causa sua che la figlia di Callaghan è dispersa in un portale ed è su di lui che Yokai si vuole vendicare. In inglese la sua voce è di Alan Tudyk, mentre in italiano di Massimo Rossi.

Qui di seguito elencherò tutti i doppiatori italiani che hanno preso parte alla realizzazione di questo film e i loro rispettivi ruoli.

Arturo Valli: Hiro Hamada

Flavio Insinna: Baymax

Simone Crisari: Fred

Rossa Caputo: GoGo Tomago

Davide Perino: Wasabi

Ludovica Bebi: Honey Lemon

Edoardo Siravo: professor Robert Callaghan/Yokai

Virginia Raffaele: zia Cass Hamada

Massimo Rossi: Alistair Krei

Stefano Crescentini: Tadashi Hamada

Paolo Marchese: Yama

Valeria Vidali: Abigail Callaghan

Luciano De Ambrosis: padre di Fred

Gabriele Martini: generale

Massimiliano Manfredi: giornalista

Oliviero Dinelli: sergente

Daniela Calò: arbitro

Toni Orlandi: Heathcliff

Big Hero 6 recensione - manolog.it

Gli argomenti

Big Hero 6 è ispirato all’omonima serie di fumetti Marvel, ma è incentrata su argomenti molto vari. È infatti un film che affronta temi molto complessi in maniera tale che adulti e bambini possano trarne qualche insegnamento.
Sono due i temi principali raffigurati in Big Hero 6, primo tra tutti la tecnologia. Gli elementi tecnologici della pellicola, infatti, non sono inventati, nonostante risultino molto fantastici. Ad esempio, per ideare il personaggio di Baymax le ricerche del team che ha dato vita al film si sono concentrate sul mondo robotico alla Carnegie Mellon University – che abbiamo già incontrato nei nostri articoli parlando di Pluribus, l’intelligenza artificiale di Facebook in grado di battere i campioni di Poker. Alla Carnegie Mellon University si svolgono ricerche sulla robotica soft, ed è queste ricerche che è nata l’idea di Baymax, oltre che dalla voglia di andare contro il luogo comune che vede i robot come una minaccia all’umanità.
Anche i microbot di Hiro sono ispirati da tecnologia realmente esistente, ovvero i nanobot. Nonostante non siano ancora in grado di fare quello che fanno i microbot di Hiro, i ricercatori della Carnegie credono che ben presto la tecnologia che vediamo nei film, per quanto assurda possa sembrare, diventerà realtà.
Il secondo tema molto importante affrontato in Big Hero 6 ha a che vedere con la psicologia. Questo film è stato molto apprezzato anche per la maniera in cui raffigura le malattie mentali, spesso considerate un tabù e taciute nelle pellicole indirizzate specialmente ai bambini. La personalità di Hiro, infatti, è stata creata grazie ad un’altra ricerca, portata avanti intervistando ragazzi della stessa età del personaggio, ispirandosi ai ricercatori giapponesi per quanto riguarda il suo amore verso la tecnologia e, soprattutto, informandosi riguardo le reazioni degli adolescenti al lutto.
Il team ha infatti collaborato con la psicologa Michelle Bilotta Smith, specializzata in lutti e nei traumi che ne conseguono. La psicologa ha aiutato il team a capire come un adolescente reagisce ad un lutto, poiché questa fascia di età ha reazioni molto diverse da quelle di un adulto. Ha spiegato come potrebbero affrontare la depressione e il trauma e come queste condizioni possono riflettersi sul loro modo di comportarsi, di vestirsi, di decorare la propria camera e via dicendo, creando un personaggio nel quale individui di ogni età possono rispecchiarsi.

 

Approfondimento: Robotica Soft

Big Hero 6 recensione

La robotica soft, che in italiano viene tradotta con “robotica soffice” o “robotica morbida”, è uno dei rami della robotica più studiati ma meno conosciuti; si occupa infatti della costruzione di robot con materiali morbidi e deformabili, per permettere ai robot di svolgere compiti più simili a quelli dell’essere umano senza danneggiare quest’ultimo.
In altri articoli avevamo accennato a questa branca della robotica, ma la sua reale importanza viene spesso ignorata; costruire robot morbidi, infatti, riguarda molto più che solamente l’estetica.
Come probabilmente già saprete, il mondo che ci circonda è già pieno di robot, solo che non li riconosciamo immediatamente perché siamo condizionati a pensare ai robot come alle gigantesche macchine antropomorfe e pericolose che vediamo nei film; robot è, in realtà, più o meno qualsiasi tipo di macchina creata per svolgere un determinato lavoro.
I robot del futuro, infatti, molto probabilmente non assomiglieranno affatto a quelli che osserviamo nei film, bensì saranno molto più simili a Baymax, il robot-infermiere di Big Hero 6.
Fino ad oggi, in questo campo, sono stati creati ad esempio anguille e polpi robotici, molto simili ai loro corrispettivi biologici, con movimenti ritmici e arti flessibili che possono compiere operazioni impossibili per i robot rigidi che già conosciamo.
Quali altri vantaggi potrebbe fornirci la tecnologia dei robot morbidi? Pensiamo ad esempio a quelli utilizzati negli ospedali per le operazioni chirurgiche. Al momento, non sono in grado di raggiungere ogni zona del corpo proprio a causa della loro rigidità. Un robot infatti potrebbe anche essere una guaina robotica da avvolgere attorno ad un cuore umano per continuare a farlo battere regolarmente, o un ago flessibile che può operare in zone delicatissime.
I soft robot sono inoltre utilissimi per la ricerca; immaginate ad esempio di essere ricercatori e di dover catturare specie animali come pesci o insetti a scopo scientifico. Sarebbe impossibile utilizzando gli enormi robot tradizionali ma, con la robotica morbida, si potrebbero creare robot “gommosi” con delle pinze simili a delicate mani umane, che possono quindi catturare l’animale senza danneggiarlo.
O ancora, pensate a robot in grado di soccorrere le vittime di qualche catastrofe naturale come, ad esempio, un terremoto. Certo, abbiamo già dei robot in grado di compiere azioni simili, ma nessuno in grado d’infilarsi tra crepe, rovine e detriti.
Le applicazioni di questo ramo della robotica sono molteplici e, tutte, sono collegate al benessere dell’umanità; questo tipo di tecnologia è indispensabile per permettere a robot e umani di lavorare insieme, senza pericolo di incidenti.

 

Considerazioni sul film

Big Hero 6 non è il solito cartone pensato esclusivamente per i bambini (come d’altronde non lo sono molti dei film animati che sono usciti in questi anni), ma godibile da qualsiasi fascia di età. Riesce a trattare argomenti che conosciamo già, come ad esempio quello dell’amicizia, in una maniera nuova, fresca, insolita, che non annoia neanche chi ha già visto numeroso materiale che tratta lo stesso argomento.
La novità sta nell’aggiunta di un tema piuttosto delicato ma che, stranamente, non stona e non risulta pesante; si tratta del lutto e di tutto ciò che comporta una grave perdita, in termini di salute mentale e di rapporti con il prossimo.
Inoltre, chiunque guardi questo film è spinto a riflettere sulla tecnologia; Baymax è un robot, ma è gentile, premuroso e vuole solo il bene per l’umanità, mentre i microbot potrebbero essere usati per fare del male. Forse la tecnologia è pericolosa tanto quanto l’uomo le permette di esserlo?

Lo consiglio? Sì. Siamo abituati a film e cartoni animati nei quali il protagonista stringe facilmente amicizia, ma cosa potrebbe accadere quando questo non cerca assolutamente compagnia ma, anzi, desidera esclusivamente la solitudine? Come può un robot-infermiere con la curiosità di un bambino far uscire un adolescente depresso dal suo torpore? Durante il corso del film, inoltre, Hiro si trova ad affrontare decisioni importanti che, anche considerando la sua età, sono troppo grandi per lui; a volte rischia infatti di fare la scelta sbagliata, cosa che, solitamente, nei film di questo genere non accade.
Ritengo che scene di questo genere, che alcuni potrebbero definire “pesanti”, debbano essere più presenti nei film indirizzati ai bambini, poiché mostrare esclusivamente protagonisti buoni, gentili e praticamente perfetti è fuorviante e potrebbe provocare l’effetto opposto a quello desiderato.

 

 

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