Steve Jobs - Il Film
di Jessica Andracchio

Steve Jobs è un film del 2015 diretto da Danny Boyle e basato sulla biografia autorizzata “Steve Jobs”, di Walter Isaacson. L’imprenditore statunitense è interpretato da Michael Fassbender e la sceneggiatura è di Aaron Sorkin.

 


 

Trama

 

Ci troviamo nel 1984, il giorno del lancio dell’Apple Macintosh 128K. La voce della demo non riesce a dire “ciao”, e Jobs inveisce contro l’ingegnere Andy Hertzfeld perché la ripari e minaccia di umiliarlo di fronte al pubblico in caso non ci fosse riuscito. Hertzfeld suggerisce quindi di falsificare la demo, usando il prototipo del computer Macintosh 512K.
Jobs si lamenta inoltre di un articolo del Time con Joanna Hoffman, direttrice del marketing; in questo articolo, l’imprenditore si vede attribuita la paternità di Lisa, figlia della sua ex fidanzata, Chrisann Brennan. Nonostante lui neghi qualsiasi legame di parentela con questa bambina, il loro legame si fortifica nel corso del film, finché Jobs concede all’ex fidanzata un supporto economico e una casa, pur non riconosucendo la paternità della piccola.
Quando Jobs si ritrova a discutere con il CEO John Sculley, ammette che il suo desiderio di controllo ed il suo carattere brusco e negativo sono dovuti ad un trauma infantile, che lo accompagna da quando venne abbandonato dai suoi genitori naturali.

Nel 1988, il Macintosh si rivela un fallimento e Jobs crea NeXT Computer. Nel frattempo, l’imprenditore accusa l’ex fidanzata di manipolarlo per ottenere soldi utilizzando Lisa, e i rapporti tra i due peggiorano. Sul fronte lavorativo, l’informatico Steve Wozniak prevede che NeXT rappresenterà un altro fallimento. I due imprenditori litigano pubblicamente e Wozniak mette in discussione l’effettivo contributo di Jobs nel mondo della tecnologia.
Nel frattempo, Jobs viene sospeso da Apple a causa di uno scontro con Sculley, che era contrario all’idea di trasferire risorse finanziare per il marketing da Apple II a Macintosh Office; la Hoffman, in seguito, scopre che Jobs aveva ideato il computer NeXT in modo da invogliare la Apple ad acquistarlo e farlo tornare nell’azienda.

Nel 1998, Apple ha licenziato Sculley, ha comprato NeXT e ha nominato Jobs CEO; quest’ultimo sta per svelare l’iMac, mentre la sua vita privata è costernata di litigi con Brennan e Wozniak chiede che venga dato credito al team Apple II in occasione del lancio dell’iMac. Jobs rifiuta la richiesta di Wozniak ma, grazie a Hoffman, riesce a trovare un accordo con Brennan ed infine anche con Sculley. Quest’ultimo, alla fine del film, discute con Jobs della sua vita da figlio adottivo, finché l’imprenditore non chiede scusa a Lisa, che riconosce come sua figlia, e le promette che un giorno avrebbe creato un apparecchio per metterle “la musica in tasca”, riferendosi all’iPod.
Alla fine del film, Lisa guarda il padre mentre si avvia sul palco per introdurre l’iMac.

 

       Regia, sceneggiatura, personaggi e attori principali

 

Steve Jobs è un film che si basa quasi interamente sulla recitazione, strategia che risulta molto azzardata per una biopic, che dovrebbe favorire lo svolgimento dei fatti più che le dinamiche tra personaggi realmente esistiti. Nonostante ciò, il cast di questa pellicola si è rivelato perfetto, sia per i personaggi principali che per quelli secondari. È necessario anche un po’ di contesto per quanto riguarda la regia e la sceneggiatura; Steve Jobs è stato sceneggiato da Aaron Sorkin, di cui abbiamo già recensito The Social Network. Il regista, invece, è Danny Boyle, che possiamo ricordare per Trainspotting, The Millionaire e 127 ore.
Sorkin è famoso per la creazione di dialoghi brillanti, veloci e che concentrano tutta l’attenzione dello spettatore sui personaggi, specialmente se questi ultimi sono interpretati magistralmente. Messo insieme a Boyle, famoso per le sue riprese frenetiche e dinamiche, si crea un film molto audace e particolare, nel quale lo stile consigliato per una biopic viene sconvolto totalmente in favore della suspense; accade così che conversazioni potenzialmente lunghe e noiose vengano presentate allo spettatore come qualcosa di estremamente eccitante, il che è un risultato molto difficile da raggiungere.
In questa emozionante biopic, Michael Fassbender interpreta proprio Steve Jobs, cofondatore della Apple. Nonostante, ovviamente, ogni persona si sia fatta una sua opinione su questo film e sulla recitazione degli attori, i critici, le recensioni e anche i “profani” del cinema si sono detti d’accordo su una cosa: l’interpretazione di Fassbender in questa pellicola è straordinaria. Anche il resto del cast ha offerto performance memorabili, ma Fassbender aveva l’importantissimo compito di rendere giustizia ad un uomo geniale scomparso nel 2011. Il suo compito diventa ancora più arduo se pensiamo a quello che abbiamo detto in precedenza: il film è basato quasi totalmente su dialoghi, che vanno avanti per decine di minuti e che devono perciò risultare molto realistici. Lo scopo del film era quello di rappresentare la “dualità” di Steve Jobs, sia come businessman geniale che ha rivoluzionato la tecnologia sia come un uomo burbero, manipolatore e considerato spiacevole dalla maggior parte delle persone che aveva intorno; Fassbender riesce a darci perfettamente questa immagine, e mentre lo vediamo discutere con i suoi colleghi nel film o giocare con sua figlia, arriviamo quasi a dimenticarci che non si tratta di un dialogo genuino ma di un copione.
Per questa interpretazione, Fassbender era stato candidato agli Oscar del 2016 come miglior attore protagonista, ma il premio è stato vinto da Leonardo DiCaprio per la sua interpretazione in Revenant.
Unica pecca della scelta di questo attore nei panni di Steve Jobs? Come non hanno mancato di far notare le critiche, Fassbender non è molto somigliante fisicamente al personaggio che interpreta.

Eccellente anche l’interpretazione di Kate Winslet nei panni di Joanna Hoffman, una delle poche persone che Steve Jobs ascoltasse almeno in minima parte e una sorta di voce della coscienza. Grazie a questo ruolo, anche la Winslet era stata candidata all’Oscar per la migliore attrice non protagonista, che però è stato vinto da Alicia Vikander per The Danish Girl.
Il personaggio della Hoffman interpretato da Kate Winslet mostrava al pubblico la versione “buona” di Steve Jobs, che lei tentava in tutti i modi di far salire in superficie. Lei stessa, in realtà, potrebbe essere considerata come una versione più assennata di Steve Jobs; geniale, efficiente, ma gentile e portata a risolvere i conflitti piuttosto che a crearli.
Steve_Jobs_manologL’attrice non venne contattata direttamente, ma chiese lei stessa di poter partecipare alla pellicola; comprò delle parrucche scure, studiò il suo look e parlò direttamente con Joanna Hoffman. Rimase piacevolmente sorpresa dalla sua gentilezza e dai suoi modi pacati, ma anche dalla sua grande forza d’animo ed esperienza; guardando la performance dell’attrice, in effetti, sono proprio queste le cose che riesce a comunicare nei panni della Hoffman.

Un altro attore che va menzionato è Michael Stuhlbarg, che in Steve Jobs vediamo nel personaggio di Andy Hertzfeld, lo sviluppatore del progetto Apple Macintosh. Stuhlbarg ci viene presentato in maniera quasi comica, e la sua presenza nel film serve a garantire un po’ di leggerezza in un clima decisamente pesante. Stuhlbard è uno di quegli attori di cui conosciamo la faccia, ma che non riusciamo quasi mai ad associare ad un nome, uno di quelli che “abbiamo sicuramente già visto da qualche parte”. Nonostante ciò, Stuhlbarg ha recitato magnificamente in ogni minuto in cui compare nella biopic, regalandoci un personaggio brillante, adorabilmente simpatico e in cui lo spettatore può rivedersi.
Andy Hertzfeld, quello vero, ha incontrato l’attore varie volte e ha apprezzato molto la sua performance e il film nel complesso.

Troviamo poi Jeff Daniels nel ruolo di John Sculley, che è stato il CEO di Apple dal 1983 al 1993. Sculley era stato assunto da Steve Jobs perché gestisse il lato economico del progetto, facendogli un’offerta molto generosa perché lasciasse la Pepsi, per la quale lavorava all’epoca. Il rapporto tra Jobs e Sculley era quello di due ottimi amici, molto in sintonia l’uno con l’altro; Sculley era emozionato all’idea di cambiare il mondo assieme a Jobs, e nel film questa eccitazione data dall’alta aspettativa è veicolata egregiamente da Daniels, così come il mutuo rispetto che c’era tra Sculley e Jobs, nonostante le divergenze.
La performance di Jeff Daniels, come ammette lui stesso, voleva porre l’attenzione sull’attaccamento emotivo di Sculley nei confronti di Jobs, e sottolineare come il suo personaggio non volesse ferire Jobs di proposito, ma semplicemente prendere delle decisioni giuste per il bene dell’azienda.

Infine, Seth Rogen interpreta Steve Wozniak, co-fondatore di Apple e creatore di Apple II. Rogen ammise di non conoscere affatto il personaggio di Wozniak, né tantomeno sapeva fosse il co-fondatore di Apple. Ha però incontrato il Wozniak della realtà, come è accaduto per la maggior parte degli attori della biopic, e ha tentato di imitarne il modo di parlare e i gesti, ad esempio quello di muovere molto le mani mentre parla. Rogen ha dichiarato che la relazione tra Wozniak e Jobs era molto complicata ed interessante, e che per cogliere appieno le sfumature dei loro trascorsi ha dovuto leggere tra le righe di quello che veniva raccontato dal Wozniak della realtà. Quest’ultimo si è detto onorato di essere interpretato da Seth Rogen.
Anche in questo caso, la recitazione dell’attore è il fulcro di molte delle scene, specialmente quelle nelle quali Wozniak e Jobs litigano, lanciandosi frecciatine e battute fredde e crudeli; la performance di Rogen ci fa percepire la delusione e l’amarezza del suo personaggio, ed il pubblico tende a sentirsi dispiaciuto per le sue vicende e la crudeltà di Jobs.

Ecco infine la lista degli attori presenti nella biopic, ed i personaggi da loro interpretati.

Michael Fassbender: Steve Jobs

Kate Winslet: Joanna Hoffman

Seth Rogen: Steve Wozniak

Jeff Daniels: John Sculley

Katherine Waterston: Chrisann Brennan

Michael Stuhlbarg: Andy Hertzfeld

John Ortiz: Joel Pforzheimer

Sarah Snook: Andrea “Andy” Cunningham

Perla Haney-Jardine: Lisa Jobs

 

 

Gli argomenti

 

Steve Jobs è una biopic diversa da quelle che vediamo di solito, ma forse proprio per questo molto ben riuscita. Il fatto che sia divisa in tre atti, tra i quali passano diversi anni e che sono caratterizzati ognuno da un progetto di Jobs, dà un effetto molto teatrale, specialmente considerando che la pellicola è basata quasi esclusivamente sui dialoghi e sulle interazioni tra i personaggi.
Nel primo atto osserviamo l’inaugurazione del Macintosh nel 1984, nel secondo c’è l’introduzione del computer NeXT nel 1988, mentre Jobs non lavorava più con Apple, e nel terzo ed ultimo atto avviene il lancio dell’iMac nel 1998 e il ritorno di Jobs nell’azienda.
In ognuno di questi atti e per tutto il film, però, non ci troviamo davanti soltanto allo Steve Jobs imprenditore e genio tecnologico, ma facciamo anche e soprattutto la conoscenza dello Steve Jobs umano, con una grande quantità di difetti che lo allontanavano da tutti quelli che lo amavano e che lui amava.
Questo concetto è molto importante nella pellicola, perché questa non vuole assolutamente essere una celebrazione a Steve Jobs ma un suo ritratto; alcune delle vicende che si vedono nel film, infatti, non sono neppure accadute. I personaggi sono realmente esistiti, il loro ruolo nel film è quello che hanno avuto nella realtà, i prodotti sono proprio quelli di Apple, e così via; molti dialoghi, però, sono inventati, e le vicissitudini di Jobs e dei suoi colleghi sono “mischiate” temporalmente per questioni di stile. Lo scopo del film, infatti, era quello di rappresentare la personalità di Jobs restando fedeli al suo carattere così come lo descrive la sua autobiografia ufficiale e, soprattutto, le persone che hanno lavorato e vissuto al suo fianco. Finito il film, in effetti, il risultato raggiunto dal cast, dallo sceneggiatore e dal regista è così reale che, nonostante Fassbender non abbia assolutamente le fattezze dello Steve Jobs reale, cominciamo anche a vedere qualche somiglianza fisica, specialmente se si è fan di Jobs o lo si conosce caratterialmente.
La scelta di far procedere le vicende con i dialoghi dà, come già detto, l’impressione di trovarsi davanti ad un’opera teatrale, ed è una scelta curiosa per una biopic. In teoria, infatti, parlando della vita di una persona si dovrebbero voler concentrare più fatti possibili all’interno della durata della pellicola, procedendo anche con salti temporali. Qui i salti temporali sono solo tre, e i fatti raccontati sono comunque tantissimi; questo grazie all’espediente nel quale mentre i personaggi si confrontano e dialogano, il pubblico vede alternarsi la scena in questione e quella di cui stanno parlando. Non ci sono flashback, ma i personaggi narrano direttamente quello che è accaduto in passato. In questo modo, i dialoghi estremamente lunghi non risultano affatto noiosi, ma anzi catturano lo spettatore come potrebbe farlo un’opera teatrale, recitata dal vivo; la durata di una scena, infatti, corrisponde alla durata della realtà. Questo significa che, durante la scena che può essere ad esempio di una presentazione di qualche prodotto, è come se noi fossimo lì in sala con Jobs. La presentazione dura un quarto d’ora? La scena dura un quarto d’ora. Il litigio con un collega dura dieci minuti? Vedremo dieci minuti di dialoghi.
Steve Jobs è una biopic emozionante, geniale e differente, proprio come l’uomo di cui parla.

Il confronto con la realtà

 

Prima di sapere cosa volevo realmente fare, avevo ben chiaro cosa non volevo fare: un film biografico”, dice Aaron Sorkin, paragonando il suo film e la realtà dei fatti alla differenza tra un dipinto ed una fotografia. Come abbiamo già detto, infatti, molti dialoghi sono totalmente inventati, nonostante le vicende di base siano accadute realmente.
Andiamo quindi a vedere quali sono le (molte) differenze che questo film ha con la vita reale del suo protagonista, Steve Jobs.

Nel primo atto vediamo i protagonisti litigare prima della presentazione del Macintosh, prodotto inizialmente fallimentare ma che si rivelò essere uno dei più conosciuti dell’azienda. La lite è incentrata sul malfunzionamento del Mac, che pare non riesca a dire “ciao” a causa di un problema tecnico; Jobs vuole a tutti i costi risolvere questo problema, nonostante Hertzfeld e Hoffman gli suggeriscano di tagliare semplicemente quel pezzo della presentazione. Nella realtà, il Mac si avviò salutando tutti i presenti, questa lite non accadde e non ci furono intoppi dell’ultimo minuto, ma questo episodio risulta efficace nel far comprendere allo spettatore il carattere di Jobs.
Inoltre, Joanna Hoffman scopre casualmente che il Mac richiede particolari strumenti per essere aperto; nella realtà, tutto il team di Apple (e, a maggior ragione, la responsabile del marketing) conosceva il funzionamento dei prodotti; questo particolare della biopic serve ad introdurre al pubblico una delle idee principali di Jobs, ovvero quella dell’esclusività dei prodotti Apple, che possono essere cambiati, modificati e sostituiti solo con altri prodotti Apple.

Nella pellicola, il rapporto tra Brennan (la sua ex) e Jobs viene mostrato come travagliato e minato da costanti litigate incentrate sui soldi; in effetti, nella realtà, Jobs sapeva di essere il padre di Lisa ma la riconobbe solo dopo molti anni. In ogni caso, Brennan non dovette fare pressioni di alcun tipo per ottenere denaro, visto che in seguito ad un accordo legale Jobs versava regolarmente dei soldi a Brennan e sua figlia. A proposito di quest’ultima, l’aneddoto del nome “LISA” dato ad uno dei primi computer Apple è vera; Jobs decise inizialmente di dichiarare che LISA fosse l’acronimo di Local Integrated Software Architecture, perché non aveva intenzione di riconoscere la bambina come sua figlia, ma molti anni dopo ammise la verità: aveva chiamato il computer Lisa proprio in onore della piccola, appena nata, e quell’acronimo in realtà non significava proprio nulla. Certo, sicuramente non lo ammise in maniera teatrale e commovente come vediamo alla fine nel film, ma perlomeno lo ha fatto.

Nel film vediamo come Mike Markkula, il primo investitore di Apple, presenta lo spot “1984” ispirato all’omonimo romanzo di George Orwell. Nella realtà, fu lo stesso Steve Jobs a presentare il famosissimo spot (che possiamo trovare su YouTube e che fa un certo effetto anche oggi), ma nella biopic Sorkin ha fatto questo scambio per mostrarci gli ultimi momenti dietro le quinte prima di un importante evento Apple.
Inoltre, prima dell’evento il Jobs del film litiga ferocemente con Wozniak, e questa litigata avvenne anche nella realtà; di certo, però, non con quelle esatte parole e non pochi minuti prima del lancio del Mac.

Il secondo atto si apre a poco meno di un’ora dalla presentazione del computer NeXT; nel film, quest’ultimo sembra essere creato con il solo scopo di farlo acquistare ad Apple per tornare nell’azienda dopo essere stato cacciato, ma nella realtà Jobs non aveva in mente questo con la creazione di NeXT. In quel periodo, l’imprenditore voleva semplicemente espandere il computer in ambito accademico, concentrandosi esclusivamente sulla sua nuova azienda.

Nel film viene mostrata l’uscita di Jobs da Apple con dialoghi e motivazioni totalmente inventati; nella realtà, non si sono mai conosciuti gli esatti motivi del litigio tra Sculley e Jobs, né quello che spinse Apple a cacciare il suo creatore. Inoltre, i due persero ogni contatto dopo il 1985 e Sculley è sempre restio a tornare sull’argomento.

Per l’ultimo atto della pellicola ci troviamo nel 1998, dopo che Jobs torna a lavorare in Apple. In questo caso, il prodotto associato all’atto è l’iMac, che sembra debba risollevare le sorti dell’azienda. Nella realtà, Apple continuò ad essere in perdita anche diverso tempo dopo il lancio dell’iMac; l’azienda si risollevò definitivamente con la creazione dell’iPod, e Jobs divenne multimiliardario quando, nel 2006, Disney acquistò la Pixar, che Jobs aveva precedentemente acquistato dalla Lucasfilm.
Nella scena prima della presentazione dell’iMac, Wozniak chiede nuovamente che Jobs riconosca il duro lavoro del team di Apple II, ma l’imprenditore rifiuta ancora una volta. Nella realtà, Wozniak nel 1998 non aveva più alcun ruolo operativo alla Apple; inoltre, lui e Jobs si erano chiariti anni prima.

Il film si conclude con Steve Jobs che riconosce la figlia e le promette che le avrebbe messo “la musica in tasca”, facendo pensare che Jobs non sia ancora sposato e non abbia altri figli se non Lisa. In realtà, a quel punto della sua vita Jobs era sposato con Laurene Powell da sette anni e aveva avuto altri tre figli. La riappacificazione con Lisa, inoltre, avvenne molti anni prima del 1998.

Come ha detto Sorkin al Wall Street Journal, quando gli vennero chieste spiegazioni riguardo alcuni dialoghi: “Se anche solo uno di questi dialoghi è avvenuto realmente, si tratta di una notevole coincidenza”.

Approfondimento: Apple II

 

L’Apple II, presentato nel 1977, è uno dei primi prodotti di Apple. Si tratta di un microcomputer di seconda generazione che, a differenza del precedente Apple I, veniva venduto già assemblato e con monitor e tastiera in dotazione. Si trattava di un computer user-friendly, ovvero che poteva essere usato anche da semplici utenti e non solo da appassionati di informatica ed elettronica. La sua forma, infatti, ricorda proprio la classica forma dei computer che conosciamo noi oggi, e non è “scomposta” come il precedente, che era composto da diversi pezzi singoli (alimentatore, tastiera, televisore e registratore a cassette). Per questo è considerato il padre dei personal e home computer, e bisogna ringraziare il progettista Jerry Manock perché fu lui a realizzare la parte “estetica” del computer di modo che fosse anche funzionale.
Parlando da un punto di vista tecnico, la macchina è dotata di un microprocessore MOS 6502 da 1 MHZ di frequenza, ed ha una memoria RAM di 4 KB, che possono espandersi fino a 48 KB.AppleII
Come per il modello precedente, può registrare i dati su un registratore a cassette, ma anche su supporto magnetico esterno e su un nuovo lettore floppy disk. Il monitor è a colori (6, precisamente) ed ha una risoluzione di 280×192 pixel.
Il sistema operativo utilizzato da Apple II è Apple DOS, che nel 1983 viene sostituito da ProDOS; ne vengono creati anche altri, ovvero Apple Pascal e CP/M, ma per ottenerli c’è bisogno di una scheda di espansione.
Le caratteristiche dei colori e il miglioramento del suono sono state ideate da Wozniak, perché voleva far funzionare sul computer il videogioco Breakout, che aveva precedentemente sviluppato con Atari, una società produttrice di videogiochi, console domestiche e arcade.
Con la creazione di Apple II, viene inoltre cambiato il logo di Apple; il primo logo vedeva infatti Isaac Newton sotto ad un albero di mele, mentre quello nuovo è la famosa mela morsicata. Il logo venne disegnato con 6 bande colorate orizzontali, per celebrare la capacità dell’Apple II di renderizzare grafica a colori.
L’Apple II è ampiamente personalizzabile, grazie alle 8 porte che permettono di installare schede di espansione. L’idea delle 8 porte fu di Wozniak, dal momento che Jobs ne voleva soltanto due, una per il modem e l’altra per la stampante.
Successivamente, vennero creati altri modelli dell’Apple II: Apple II plus, Bell & Howell, Apple II Europlus e J-Plus, Apple IIe, Apple IIc, Apple IIGS e Apple IIe Card. Quest’ultima era una scheda prodotta per il Macintosh LG che emula un Apple IIe.
La fine della vendita dei computer Apple II si può fissare nell’anno 1993, quando smisero di venire creati i computer Apple IIe.

Considerazioni sul film

 

 “Un altro film su Steve Jobs?
Questo è il pensiero che sicuramente avranno avuto molte persone all’annuncio di un altro film dedicato a Steve Jobs. Abbiamo infatti altri 5 film dedicati all’imprenditore statunitense, uno dei quali è un documentario uscito lo stesso anno di Steve Jobs.
Tanta gente, infatti, non è neppure andata a vederlo; dopo che la critica ne ha parlato positivamente, però, l’opinione pubblica è cambiata, ed ora lo si considera un cult da vedere assolutamente.
LOGOQuesta pellicola è stata inoltre candidata a numerosissimi premi, tra i quali 2 premi Oscar e 4 Golden Globe.
Come avrete intuito da questa recensione, non è la solita biopic, né un documentario né, alla fine, una biografia come la intendiamo solitamente. Da quanto ne so, non credo sia mai stata fatta prima una cosa del genere, ovvero il prendere fatti reali e metterli in contesti perlopiù inventati per dare un’idea non di cosa la persona abbia effettivamente vissuto, ma di come si comportava con gli altri, del suo carattere, delle sue insicurezze e soprattutto dei suoi molti lati negativi.
Se questa fosse stata una biopic consueta, probabilmente non mi sarebbe piaciuta e l’avrei considerata noiosa. Non sono una grande fan di Steve Jobs, nonostante riconosca che sia stato un genio; vedere l’ennesimo stereotipo di mente brillante che tratta male chiunque non la pensi come lui e chiunque non riesca a fare quello che chiede, mi avrebbe probabilmente fatta addormentare e anche infastidita.
In questo film, nonostante Jobs sia rappresentato proprio come quel tipo di persona, i dialoghi, la recitazione, il montaggio, le musiche, insomma ogni cosa è piazzata al posto giusto, e ognuno sembra aver dato il meglio di sé. Anche per questo, credo che il film sia più godibile in lingua originale; le performance degli attori sono state veramente fantastiche, da restare incollati allo schermo nonostante non vi siano colpi di scena o sequenze di azioni inaspettate. Guardarlo doppiato potrebbe risultare un interessante esercizio di doppiaggio ma, dal momento che credo che il modo di parlare di un attore rappresenti almeno metà della sua recitazione, la pellicola perderebbe molti punti; in Steve Jobs, la recitazione è al centro di tutto.
Lo consiglio? Assolutamente sì. Non importa che siate fan di Steve Jobs o meno né che opinione abbiate su di lui; resterete comunque a bocca aperta davanti ad una biopic che, per parafrasare le parole di Sorkin, è più un bellissimo e toccante quadro, piuttosto che una fredda fotografia.

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