The Martian

Sopravvissuto – The Martian

Sopravvissuto – The Martian è un film di fantascienza del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott, basato sul romanzo L’uomo di Marte di Andy Weir.


 

Trama

L’equipaggio della missione NASA Ares 3 si trova su Marte, nella zona dell’Acidalia Planitia, ma viene sorpreso da una violenta tempesta di sabbia. È quindi costretto ad abbandonare la base ma, durante il rientro l’astronauta Mark Watney viene colpito da alcuni detriti; la squadra lo crede morto e parte senza di lui.
Quando si risveglia, Watney è solo, con poche risorse e ferito, con la consapevolezza che una missione di salvataggio sarebbe impossibile. L’uomo, però, è un ingegnere meccanico e botanico; decide quindi di condurre svariati esperimenti per tentare di sopravvivere su Marte con le sue conoscenze.

Riempie quindi una stanza del modulo spaziale con il terriccio e, con le sue feci e quelle dell’equipaggio, lo concima, trovando anche un modo per produrre acqua tramite condensazione. Riesce quindi a creare una coltivazione di patate, che potrebbe permettergli di sopravvivere fino alla missione successiva, che sarebbe avvenuta tra quattro anni.
Nel frattempo, però, una tecnica della NASA nota gli spostamenti dei moduli abbandonati dalla squadra; riescono quindi a capire che Watney è ancora vivo.
L’astronauta riesce inoltre a recuperare e riattivare il vecchio Mars Pathfinder, con il quale riesce finalmente a comunicare con la NASA.

La NASA decide quindi di avvertire i membri dell’equipaggio al quale apparteneva Watney che l’astronauta è ancora vivo e, successivamente, viene dato loro il permesso di comunicare con lui.
Nel frattempo, però, la camera di decompressione della serra esplode, lasciando Watney con pochissime scorte; la NASA decide quindi d’inviare una nave contenente esclusivamente viveri e, per accelerare il processo, salta i controlli di sicurezza; il razzo, infatti, esplode poco dopo il lancio.

Un giovane astrodinamico della NASA, tuttavia, riesce a calcolare una manovra di fionda gravitazionale con la Terra grazie alla quale l’astronave che sta riportando a casa l’equipaggio di Ares 3 potrebbe ritornare su Marte in tempi brevi; nel frattempo, la CNSA (Agenzia spaziale cinese) invia un modulo contenente viveri all’equipaggio, che decide di procedere con la missione di salvataggio senza aver ricevuto il permesso dalla NASA.

Watney, nel frattempo, mangia sempre meno e diventa sempre più magro e debole; riesce comunque a raggiungere il cratere Schiaparelli, da dove decollerà per intercettare i suoi compagni nello spazio. Per fare ciò deve modificare il modulo Ares 4, rendendolo il più leggerlo possibile; viene così lanciato nello spazio coperto solo da un telo di plastica.
Watney, con qualche difficoltà, riesce comunque a ricongiungersi con i suoi compagni.

Tornato sulla Terra, Watney diventa istruttore per i nuovi candidati al programma di formazione degli astronauti, mentre i suoi compagni e tutti quelli che hanno preso parte al suo salvataggio vanno avanti con la loro vita e NASA e CNSA lanciano il nuovo vettore Ares 5.

 

Personaggi e attori principali

Come protagonista della pellicola troviamo Matt Damon nel ruolo di Mark Watney, il botanico del team Ares 3, lasciato da solo su Marte perché presunto morto in seguito ad una violenta tempesta. Il personaggio di Watney è molto interessante, specialmente considerando il fatto che chiunque altro, trovandosi in una situazione del genere, probabilmente si sarebbe lasciato morire. La prima cosa che fa Watney, invece, è accendere la telecamera e, con molto senso dell’umorismo, registrare un video (senza la certezza che verrà ritrovato) nel quale annuncia che non è morto e che ha un piano per sopravvivere.
Per prepararsi al ruolo, Damon ha passato molto tempo con il regista (Ridley Scott), leggendo ogni linea di dialogo del copione e immaginando cosa avrebbe potuto andare storto per ogni situazione. In effetti, per quanto assurda possa sembrare come situazione, nella storia non vengono mai forzate soluzioni e, teoricamente, tutte le strategie di sopravvivenza di Watney sono applicabili nella realtà.
La performance di Damon, è perfetta per questo film, in quanto non bastava possedere la serietà di un astronauta ma anche l’autoironia di un essere umano comune che, come tutti gli altri, non ha alcuna intenzione di lasciarsi morire.

 

Jessica Chastain interpreta il ruolo di Melissa Lewis, geologa e comandante della missione Ares 3 e fan incallita della musica disco anni ’70. Personalmente, avrei preferito che ci fossero più scene con Chastain; il suo personaggio è una boccata d’aria fresca, in quanto è sì professionale e autorevole, ma anche umano. Quando scopre di aver accidentalmente lasciato Watney su Marte, infatti, è dispiaciuta ma non si dispera, poiché sa che le sue debolezze sarebbero anche le debolezze del suo team. Quando si presenta l’occasione, Lewis, d’accordo con gli altri membri, escogita un piano per andare a salvare Watney.
Per prepararsi al ruolo, Chastain ha incontrato veri astronauti e scienziati al Lyndon B. Johnson Space Center e al Jet Propulsion Laboratory. La sua principale ispirazione è stata l’astronauta Tracy Caldwell Dyson.

 

Jeff Daniels interpreta il ruolo di Theodore Sanders, direttore della NASA. Sanders è competente e conosce il suo lavoro; tuttavia non è disposto a correre rischi, cosa che gli verrà rinfacciata spesso e da vari personaggi nel corso del film. L’interpretazione di Daniels mi è sembrata comunicare proprio l’essenza di questo personaggio ambiguo; inizialmente sembra che Sanders nasconda qualcosa o che voglia fare qualcosa di dannoso per Watney, nel corso del film sembra essere dalla sua parte ed infine lo spettatore si accorge che, semplicemente, non è disposto a correre rischi poiché preoccupato di quello che potrebbe pensare l’opinione pubblica.

 

Kristen Wiig interpreta Annie Montrose, direttrice delle relazioni pubbliche per la NASA. Similmente a Daniels, è preoccupata dell’opinione pubblica; in questo caso, però, è solo il suo lavoro e, in realtà, Montrose è decisa a riportare a casa Watney sano e salvo, anche correndo qualche rischio. Anche la sua recitazione è degna di nota, in quanto il suo personaggio riesce a restare calmo e professionale almeno all’apparenza in ogni situazione, specialmente in pubblico.

 

Chiwetel Ejiofor interpreta Vincent Kapoor, direttore delle missioni NASA e la prima persona che ha stabilito un contatto con Watney. Nonostante le polemiche per la scelta dell’attore che, a detta degli spettatori, avrebbe dovuto essere asiatico, Ejiofor ha fatto un ottimo lavoro con questo personaggio. La sua espressività, familiare ai fan dell’universo Marvel, ha reso giustizia al Kapoor presente nel libro, dove il suo nome era Venkat Kapoor.

 

Sean Bean interpreta Mitch Henderson, direttore dei voli per la Hermes. Henderson è uno dei personaggi con più astio nei confronti del direttore della NASA, in quanto avrebbe voluto dire agli altri membri del team Ares 3 che Watney era ancora vivo indipendentemente dalle conseguenze. Nonostante nel film non venga specificato, è anche colui che ha inviato una versione criptata del piano per salvare Watney, andando per l’ennesima volta contro il direttore della NASA.

 

Come di consueto, elencherò i nomi di ogni attore presente nel film, con il rispettivo ruolo.

Matt Damon: Mark Watney

Jessica Chastain: Melissa Lewis

Kristen Wiig: Annie Montrose

Jeff Daniels: Teddy Sanders

Michael Peña: Rick Martinez

Sean Bean: Mitch Henderson

Kate Mara: Beth Johanssen

Aksel Hennie: Alex Vogel

Sebastian Stan: Chris Beck

Mackenzie Davis: Mindy Park

Benedict Wong: Bruce NG

Donald Glover: Rich Purnell

Chiwetel Ejiofor: Vincent Kapoor

Jonathan Aris: Brendan Hatch

 

Naomi Scott ha registrato delle scene nei panni di Ryoko, un membro del team JPL, ma nella versione finale del film sono state tagliate tutte, perciò l’attrice è tecnicamente assente nella pellicola.

 

Gli argomenti

The Martian è, ovviamente, un film che innanzitutto parla di fantascienza o, in alcuni casi, di scienza. Può sembrare la solita solfa dell’uomo che va su Marte, della corsa alla conquista dello spazio, della pellicola creata con lo scopo di farti sentire piccolo e solo nell’universo… In realtà, però, è molto altro.
Anche restando oggettivi e imparziali, The Martian non parla solamente di spazio e Marte, anche se, logicamente, molte delle scene sono ambientate in quei luoghi. La narrazione salta dall’autoironia di Watney alla disperazione dei membri della NASA; paradossalmente, infatti, l’astronauta abbandonato a se stesso su un pianeta sconosciuto sembra essere molto più rilassato della NASA che, logicamente, ha gli occhi del resto del mondo puntato contro.
La pellicola ha quindi svariati elementi comici, e risulta perciò godibile anche da chi non ha molta familiarità con il genere.
In ogni caso, è interessante vedere il modo in cui Watney si ingegna per tentare di restare in vita e immaginare quello che avremmo fatto noi al posto dell’astronauta. Inoltre, come già detto, molte delle soluzioni adottate dal biologo sono già possibili o potrebbero esserlo, cosa che aggiunge anche il valore di un documentario a questo film.
Oltre tutto ciò, non è da sottovalutare neanche il messaggio “psicologico” che questo film vuole trasmettere.
Watney è l’esempio ideale di uomo che può effettivamente inserire il “problem solving” nel suo curriculum; nonostante la situazione decisamente avversa, non si dà per vinto ed escogita soluzioni dopo soluzioni per tentare di sopravvivere. Quando fallisce o quando qualcosa non va per il verso giusto, si prende un momento per riflettere e poi tenta di aggirare il problema.
Inoltre, questa pellicola dà grande importanza alla cooperazione. Certe volte, infatti, è necessario chiedere aiuto; questo non fa di te una persona debole e, la maggior parte delle volte, più cervelli insieme funzionano meglio di uno solo.
Senza la collaborazione dell’agenzia spaziale cinese, infatti, le operazioni di salvataggio non avrebbero avuto l’esito sperato, e se Watney non fosse riuscito a contattare la Terra sarebbe certamente morto.
Nel film è anche incentivata e promossa la creatività; come dice Sherlock Holmes, quando hai escluso l’impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità. I calcoli di Rich Purnell, impiegato della NASA che ha escogitato il piano per salvare Watney, sono molto azzardati, fino ad essere folli; tuttavia, hanno effettivamente portato in salvo l’astronauta.
Anche l’ancora più folle idea di bucare la tuta da astronauta di Watney, inoltre, è risultata molto utile ai fini del salvataggio.

 

Approfondimento: le tecnologie di The Martian

Come abbiamo già accennato, alcune delle tecnologie mostrate nella pellicola sono già realtà, mentre altre sono ancora in fase di studio. Andiamo quindi a vedere quali sono queste tecnologie e a che punto di sviluppo si trovano.

Habitat – L’Hab è il modulo abitativo della NASA, nel quale Watney passa parecchio tempo. Presso il Johnson Space Center alla NASA è effettivamente presente un ambiente simile: si chiama Hera (Human Exploration Research Analog) e simula le condizioni presenti su altri pianeti per un gruppo di astronauti che si allenano a vivere al suo interno. Ad esempio, Hera viene usato per simulare le missioni nella Stazione Spaziale Internazionale. Al suo interno sono presenti aree di lavoro, spazi abitativi, moduli di igiene e camera di compensazione.

Fattorie – Nel film, Watney coltiva patate nell’Hab, non potendo contare sui rifornimenti provenienti dalla Terra, che impiegherebbero troppo tempo ad arrivare. A bordo della SSI esiste qualcosa di simile: si chiama Veggie ed è un sistema di produzione di alimenti freschi con il quale vengono prodotte diverse piante. La NASA sta cercando di coltivare diversi tipi di verdure, in funzione di offrire un’alimentazione adeguata ai futuri astronauti.

Sistema di recupero acqua – Come molti di noi sapranno, sulla SSI non viene sprecata neppure una goccia di sudore, lacrime o urina. L’Environmental Control and Life Support System recupera e ricicla ogni tipo di liquido, mentre il Water Recovery System la filtra, permettendo agli astronauti di consumarla. Esattamente come possiamo vedere in The Martian.

Ossigeno – Nell’Hab è presente un “ossigenatore” che genera ossigeno utilizzando anidride carbonica prodotta dal generatore Mars Ascent Vehicle.
Sulla SSI, invece, c’è l’Oxygen Generation, che sfrutta l’elettrolisi dividendo le molecole d’acqua in atomi di ossigeno e idrogeno. Quest’ultimo viene poi espulso nello spazio o immesso nel Sabatier System per creare acqua.

Rover – La NASA sta lavorando a dei veicoli che saranno in grado di muoversi su terreni diversi da quelli esplorati fino ad ora, ad esempio quelle degli asteroidi o delle lune. Questi rover saranno robusti e versatili; avranno, ad esempio, sei ruote, per poter continuare ad utilizzare il rover anche in caso di rottura di una di esse.

Pannelli solari – Nella pellicola vediamo come Watney usa i pannelli solari per procurarsi energia. Come possiamo immaginare, anche la SSI è dotata di svariati pannelli solari – abbastanza da alimentare oltre 40 abitazioni. La navicella Orion userà nelle sue prossime missioni dei pannelli solari che raccoglieranno riserve di energie da utilizzare in mancanza di luce solare.

Batterie Rtg – Su The Martian vediamo come queste batterie vengono sepolte lontano dall’Hab, per evitare danni in caso di perdita di radiazioni. In realtà, le Rtg emettono radiazioni alfa che, su Marte, non riescono a penetrare vestiti o pelle umana.
Inoltre, queste batterie trasformano il calore prodotto dal decadimento radioattivo del plutonio in energia elettrica, e vengono usate dal rover Curiosity.

Queste e molte altre tecnologie sono state sviluppate dalla NASA in previsione soprattutto di viaggi verso Marte; tuttavia, prima di raggiungere questo obiettivo nella vita reale dovremo aspettare almeno il 2030.

 

Considerazioni sul film

Molte persone, come me, guardano film di fantascienza ambientati nello spazio con la consapevolezza che capiranno poco e niente di quello che sta succedendo. Questi film sono molto interessanti, certo, ma spesso sono pieni di paroloni e spiegazioni che solo chi bazzica l’ambiente può comprendere, perciò molti spettatori si scoraggiano e passano oltre.
Anche in questo caso, mi aspettavo un film del genere; ambientato su Marte, dove ancora non siamo mai stati e, per di più, con il protagonista lontano da ogni altro essere umano, già immaginavo l’ansia che avrei provato.
Sono invece rimasta piacevolmente sorpresa; il film è risultato godibile, a tratti comico e per giunta ha un lieto fine, cosa che in realtà non mi aspettavo granché. Il protagonista spiega ogni sua azione, poiché tiene dei diari nell’attesa della prossima missione. Questo rende molto più semplice seguire i procedimenti e capire la genialità delle sue strategie di sopravvivenza; insomma, tutto questo per dire che non è il solito film che mira a provocare ansie e ad usare termini scientifici senza spiegarli, anzi, tutto l’opposto.
Lo consiglio? Sì. È un mix di suspense e ironia, di scienza e di errori molto umani, adatto a tutte le età e a qualsiasi tipo di pubblico, tranne forse per le occasionali scene di nudo.

 

 

 

Condividi l'articolo - scegli la piattaforma