Roboinfluencer

Chi sono i roboinfluencer?

di Jessica Andracchio

 
 

Fare l’influencer sui social network è diventato un vero e proprio lavoro, che molte persone svolgono a tempo pieno. La nuova frontiera di questo mestiere sono i robot influencer: vivono come noi, assomigliano a noi, partecipano al Coachella e recitano in pubblicità. Andiamo a conoscere i roboinfluencer più famosi: Lil Miquela, Bermuda e Blawko.


Stare al passo con i tempi è molto più facile se si è assidui frequentatori dei social network; Facebook, Instagram, Twitter e molte altre sono infatti le piattaforme più usate dagli influencers per restare in contatto con il loro pubblico, sponsorizzare prodotti e metterci al corrente delle novità.
Cosa sono, esattamente, gli influencers? Si tratta di individui con un seguito di pubblico più o meno ampio e che, come suggerisce il nome, riescono ad influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori su prodotti che riguardano determinate aree o tematiche di loro interesse. Ad esempio, un influencer che si dedica al make up avrà più probabilità di sponsorizzare con successo rossetti, ombretti e fondotinta, mentre uno che si dedica ai problemi sociali potrà sponsorizzare raccolte firme o aziende eco-friendly.

Cosa sono, invece, i roboinfluencer? Presto detto: è lo stesso identico concetto, ma applicato ai robot. Girovagando per i social network, potremmo infatti imbatterci in influencers dalla pelle perfetta e dai capelli sempre in ordine, talmente privi di difetti da sembrare di plastica; si tratta infatti di influencer robotici, che fanno shopping, scrivono le didascalie delle loro foto e hanno addirittura relazioni con gli esseri umani.
Pensate sia impossibile che la tecnologia abbia raggiunto questi traguardi? V’invito a fare un giro virtuale sui profili Instagram di Miquela Sousa (@lilmiquela), Ronnie Blawko (@blawko22) e Bermuda (@bermudaisbae).

 

La più famosa roboinfluencer è senza ombra di dubbio Miquela Sousa, in arte Lil Miquela. Influencer che Roboinfluencer Miquelasi occupa soprattutto di combattere l’odio razziale, l’omofobia e il bullismo, è stata creata nel 2016. Dopo aver collezionato un vasto numero di followers, Miquela ha iniziato la sua carriera musicale nel 2017 rilasciando il suo primo singolo, “Not Mine”. Il suo debutto nel mondo della musica è stato paragonato a quello dei musicisti virtuali Gorillaz e Hatsune Miku.
Sin dall’inizio, quando ancora l’influencer non aveva fatto “coming out” come robot, Miquela ha attirato curiosità e critiche in egual misura, cosa che le ha permesso di farsi strada nel mondo dei social network e di diventare virale; le teorie del pubblico, alimentate dal famoso YouTuber Shane Dawson, erano principalmente due, ovvero quella che voleva Miquela come un esperimento sociale e quella che la considerava il progetto artistico di qualche individuo o società.
In ogni caso, Miquela è riuscita a conquistarsi un posto nel mondo di internet, con i suoi 1,5 milioni di followers su Instagram e le sue numerose collaborazioni; Chanel, Adidas, Moncler, Proenza, Schouler, Vetements, Supreme, Prada e, recentemente, Calvin Klein, sono solo alcuni dei brand con i quali la roboinfluencer ha collaborato, per non parlare delle celebrità con le quali si è mostrata sia in foto che in video.

 

Roboinfluencer focusMa Miquela non è la sola roboinfluencer che possiamo trovare su instagram; a lei sono strettamente collegati Blawko e Bermuda, che sono entrati a far parte di questo mondo un anno dopo Miquela.
Nel mese di aprile 2018, infatti, l’account della roboinfluencer venne hackerato da un altro robot; si trattava di Bermuda, creata dalla Cain Intelligence, agenzia che si autodefiniva leader nel settore della robotica. Bermuda si presentava come l’opposto di Miquela: seguace di Trump, razzista e omofoba, la robot ha dato del filo da torcere alla sua simile che, alla fine, si è vista costretta a raccontare al suo pubblico la verità: non era una ragazza “reale”, ma una robot.
Rientrata in possesso del suo account, Miquela ha infatti raccontato che Brud, l’agenzia specializzata in robotica che l’ha creata, le aveva impiantato dei ricordi fittizi di una vita mai esistita, in quanto Miquela è nata già diciannovenne e avrà per sempre questa età.
Nel corso dei mesi, Miquela e Bermuda hanno fatto amicizia; quest’ultima si è allontanata dalla Cain Intelligence ed è diventata parte di Brud, ricevendo anche delle modifiche che hanno migliorato il suo aspetto, ed ha modificato di molto le sue ideologie politiche.

 

Roboinfluencer BlawkoInsieme alle due robot c’è anche Blawko, che viene definito come il fratello di Miquela. Blawko è il terzo e ultimo membro della “famiglia” Brud, anche lui influencer, con la caratteristica particolare di avere sempre la bocca coperta. Questo ha fatto nascere delle dicerie riguardo l’incapacità della Brud di “disegnare” volti maschili e, perciò, di coprire sempre la bocca del suo unico robot maschile. Blawko ha anche avuto una breve relazione proprio con Bermuda, con la quale è di recente tornato amico. “Siamo solo in tre”, ha detto Miquela a riguardo, “dobbiamo restare uniti”.

Miquela, Bermuda e Blawko non sono gli unici roboinfluencer, e nemmeno i primi. Ci sono infatti robot come Shudu, la primissima supermodella robotica, Margot e Zhi, e molti altri che sono nati in seguito al boom delle vicende che riguardano Miquela. Tutti questi robot sono comparsi sulle copertine di vari giornali e sponsorizzano prodotti esistenti realmente, coinvolgendo il pubblico anche tramite storie di Instagram o tweet su Twitter, esattamente come fa un influencer umano.

Ma quanto sono effettivamente “reali” questi robot? Avete letto questo pezzo e avete deciso di farvi un giro sui profili di questi influencer virtuali. Avrete sicuramente notato che non sembrano avere proprio nulla di robotico: braccia, gambe, viso e movimenti sono quasi uguali a quelli degli esseri umani. La loro storia, però, li descrive inequivocabilmente come robot, e le loro azioni sono spesso incentrate sul fatto di essere robot.
Perché, apparentemente, si tratta proprio di una storia; sul sito di Brud, infatti, troviamo scritto a caratteri cubitali che si tratta di un’azienda che crea personaggi digitali e storie nelle quali inserirli. Lo scopo di questo progetto è di divulgare idee e concetti importanti tramite l’intrattenimento che dei “normali” influencer non potrebbero offrire, creando dei portavoce digitali e facendoli diventare influencer, modelli e un punto di riferimento per l’utenza di internet.

Le “vite” di Miquela e degli altri robot sono, perciò, una bella storia, che coinvolge fatti, luoghi e persone reali e che passano attraverso una lente digitale che li rende appetibili ad un grande pubblico; i pensieri espressi dai roboinfluencer rispecchiano quelli di milioni di persone reali e, che sia un umano o un robot ad esprimerli, l’importante è che ci sia qualcuno ad ascoltarli.

 

 

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